LeBron James futuro incerto

LeBron James futuro incerto

Il Re diventa Imperatore


8 luglio 2018, piena Free Agency. Ma non è stata una come le altre. Tra gli scandali sessuali a Dallas e la riorganizzazione della NBA. Ma quella è stata la Free Agency di LeBron James. Scaduto il contratto con i Cleveland Cavaliers doveva annunciare al mondo dove avrebbe giocato di lì a poche settimane. Si era parlato molto del suo futuro da Philadelphia a Houston, passando per Los Angeles. Tutti rumors però respinti sia dai dirigenti dei Cavs, sia dagli altri dirigenti. I giornali e gli opinionisti erano sicuri: LeBron James avrebbe continuato a giocare a Cleveland per proseguire il buon progetto che si era creato. Ma le domande erano spontanee: perché fare un teatro come aveva fatto 8 anni prima se aveva deciso di rimanere? Perché annunciare proprio 8 anni dopo “The Decision”?

The Decision 2.0

Mi ricordo ancora quella sera, mi ero collegato su ESPN per vedere quella pagliacciata definita dai media comeThe Decision 2.0”, visto che sugli altri canali non c’era nulla di interessante. Con tutto il mio astio verso LeBron James ero certo che ovunque fosse andato non sarebbe riuscito a vincere il suo 4° anello NBA contro i miei Golden State Warriors, permanenza a Cleveland o meno. Il metodo utilizzato è stato lo stesso usato 8 anni prima, intervista di una decina di minuti dalla sua palestra di Akron con video sulla sua carriera. Dopo una serie di domande arriva quella più importante:

“LeBron quale è la tua decisione?”

“Quest’autunno porterò il mio talento in California, mi unirò ai Los Angeles Lakers…”

Bocca aperta. Poi continua.

“… e con me verranno Paul George e DeAndre Jordan”

Bocca spalancata, non potevo crederci, LeBron James, Paul George e DeAndre Jordan insieme ai Lakers. Ora Los Angeles era una contender accanto a tutti i giovani della franchigia c’erano 3 giocatori fortissimi e poteva tornare alle Finals dopo 9 anni. Ma la cosa non mi preoccupava più di tanto, gli Warriors erano decisamente più forti.

L’onnipotenza logora chi non l’ha.

Ho decisamente sottovalutato il Re. I Lakers sono arrivati secondi in Regular Season con un record di 53-21. La cosa più spaventosa di Lebron è che a 34 anni probabilmente riceverà il suo quinto titolo MVP, anche grazie alle sue statistiche durante la stagione: quasi 29-8-8 tra punti, rimbalzi e assist di media. I Play Off sono stati ancora più surreali, mentre gli Warriors eliminavano Indiana, Toronto e Houston, i Lakers hanno eliminato Washinton, Philadelphia e Boston letteralmente trascinati da LeBron James. Ma ero fiducioso. Alle Finals li avremmo liquidati 4-0, al massimo 4-1. Troppo più forti. Cominciamo bene. 3-1 dopo le prime 4 partite. A Oakland si gioca gara 5 e c’è la possibilità di chiudere le Finals, LeBron non ci sta. 3-2. 3-3.

Los Angeles 23 luglio 2019, gara 7 delle Finals NBA. Lakers e Warriors sono 3-3. Strani ricordi riaffiorano alla mia mente e a quella di tutti gli altri tifosi di Golden State. Un incubo che ho già visto e vissuto 3 anni fa. Sopra 3-1 e rimontati 3-4. Una cosa che non auguro a nessun tifoso di basket. Ma quest’anno è diverso. Quest’anno c’è un Kevin Durant in più. Un vantaggio del genere non può essere bruciato due volte dalla stessa squadra nell’arco di pochi anni. Come da tradizione vado al pub con i miei amici per vedere la partita. Questa è la sera in cui gli Stati Uniti si fermano, c’è l’ennesimo atto James – Curry allo Staples Center.  

Un film già visto.

Mancano 24 secondi al termine, ultimo possesso in mano a LeBron, siamo sul 96-98 per Golden State. Il tempo passa, accoppiato con lui c’è Kevin Durant. Step-back e tripla. 99-98. Un film già visto. Deve essere un incubo. Sudo freddo. Ma c’è ancora una possibilità. 4 secondi al termine. Curry sfrutta un blocco, centro dell’arco, piedi per terra e tira. Chiudo gli occhi. Non voglio vedere. La sento entrare, vedo già i festeggiamenti, vedo già il trofeo a Oakland. Apro gli occhi. Il pallone sbatte sul ferro e non entra.

LeBron James festeggia. Per la seconda volta rimonta da 3-1 a 3-4. È veramente un incubo. In televisione i tifosi di Golden State sono in lacrime, io non sono da meno. Un risultato impensabile. A girare il dito nella piaga c’è lui. Il “G.O.A.T.”. Il giornalista di ESPN lo intervista subito dopo i festeggiamenti, lui guarda in telecamera e urla dalla gioia. L’ho sempre odiato come giocatore ed ora ancora di più.

Finite Finals comincia la Free Agency e si apre il “mercato” NBA.  Io ho ancora il rospo in gola. Una sera di agosto ESPN lancia la notizia: “Kevin Durant e Klay Thompson sono stati scambiati”. Non ci potevo credere.  Durant non riusciva a convivere con la delusione ed è tornato ad Oklahoma, mentre Thompson è stato cacciato da Kerr. Il mondo di Golden State era crollato.

Rispondi