L’importanza di chiamarsi Higuain

Avete presente quel compagno di liceo che era sempre il più preparato di tutti? Quello che non sbagliava mai un’interrogazione o un compito? Il compagno che in modo quasi fastidioso aveva sempre la risposta giusta al momento giusto. Sarà capitato poi un giorno che questo nostro compagno si facesse trovare impreparato, impacciato, non pronto. Ecco quel giorno qualche certezza della nostra vita viene un po’ meno e ci fa porre interrogativi importanti su tutto quello che di sicuro e vero può esserci nelle nostre esistenze.

Estrapoliamo quelle sensazioni, riportandole nel mondo calcistico, e non può che balenarci alla mente l’immagine di Gonzalo Higuain. Infatti quello che da 3-4 anni è stato uno dei “secchioni” del nostro campionato sembra sia stato colto più di una volta impreparato in questo inizio di stagione.

La solitudine dei numeri 9

Insufficienze ingiustificate

Numeri alla mano, questo inizio di stagione per il Pipita ha riservato più di qualche difficoltà. Solo tre gol da inizio stagione in campionato ed 1 in Champions. L’ingrato record di squadra di palle perse a partita, ben 2.5. Un bottino di “gol mangiati” non da lui.

 

In che accidenti di universo parallelo siamo finiti?

 

Se fino ad’ora le opache prestazioni di Higuain erano passate sotto traccia grazie anche alla mirabolante creazione offensiva del suo partner d’attacco (Dybala) che non ha fatto sentire la mancanza di gol del centravanti, ora che la Juve viene da due stop consecutivi, il problema non è più trascurabile.

Vero è che gli inizi di stagione del Pipita, non sono mai stati troppo esaltanti. Basti pensare che nella stagione che l’ha consegnato alla storia, quella dei 36 timbri, nelle prime 8 apparizioni segna “solo” 5 gol. Nel primo anno alla Juve arriva a 6 anche se giocando nettamente meno, quindi con una media gol/minuti giocati decisamente più alta.

Il vero nodo cruciale di questa che può sembrare una mini-crisi è probabilmente un altro. Mentre al primo anno con la squadra torinese ci si poteva aspettare un inizio diesel, quest’anno era almeno poco pronosticabile. Higuain si trova a giocare essenzialmente con gli stessi compagni di reparto e nello stesso sistema di gioco dello scorso anno. Tuttavia con risultati decisamente più deludenti di quelli con i quali ci aveva lasciato la passata stagione.

La strepitosa stagione passata di Higuain

Vedere l’attaccante juventino avulso e poco partecipe nel sistema di gioco della Juventus fa un effetto strano. Sembra aver perso le qualità che gli permettevano di fare sempre il movimento giusto al momento opportuno. Oppure la capacità di smarcarsi venendo a prendere la palla anche a centrocampo per creare gioco. L’abilità di dialogo con i compagni stenta a ripartire e anzi la mancanza sembra quasi innervosirlo.

Anche l’abilità di decidere partite importanti (come quella di ieri sera), come gli scontri diretti, che l’anno scorso almeno in campionato l’hanno contraddistinto, quest’anno sembra essersi inceppata.

Quindi dopo 8 giornate, possiamo davvero parlare di “caso Higuain” ?

 

Di che crisi stiamo parlando? 

Probabilmente è solo colpa dell’abitudine. L’averlo visto sempre a livelli altissimi, sempre primo della classe. Quando torna ad una dimensione quasi normale, la situazione può farci storcere il naso.

Già perché sicuramente Higuain viene da un inizio di stagione poco esaltante ma è decisamente presto per parlare di crisi. L’attaccante argentino sta pagando un periodo di forma fisica certamente non esaltante. Questa condizione è probabilmente la maggiore causa del suo basso apporto alla causa bianconera.

Un giocatore che fa della lettura e del movimento ad anticipare l’avversario una delle sue migliori armi unita ad una rapidità di esecuzione di movimenti e conclusioni può andare in difficoltà quando il corpo non fa bene quello che la mente gli comanda. Il motore di una Ferrari costretto nella struttura di una monovolume.

Gol alla prima giornata di campionato in cui Higuain fa intravedere i suoi punti di forza. Movimenti minuziosi e finalizzazione letale. 

I gol contro Olympiacos e Atalanta sembravano averlo sbloccato. Soprattutto considerando quanto siano importanti per una punta a livello psicologico (chiedere ad Edin Dzeko di due anni fa). Già dalle esultanze rabbiose si evinceva quanto gli servissero quei gol per liberarsi mentalmente.

La partita con la Lazio da questo punto di vista è stato sicuramente un passo indietro sia dal punto di vista del gioco che dal punto di vista di tenuta mentale.

Tuttavia un fuoriclasse di questo calibro, non può essere messo in dubbio per poche partite iniziali giocate fuori forma. Un giocatore che segna 103 gol (!!!) in due stagioni e nelle giornate giocate finora ha quanto meno il privilegio di poter essere aspettato.

Ormai statisticamente ci ha permesso di abituarci a chiedere non “SE” sarà il primo della classe, semplicemente “QUANDO”.

Alessandro Viglione

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