Inquinamento in Italia, situazione critica

Situazione critica, ma poca attenzione. L’inquinamento della penisola è a livelli record.

Non so quante volte vi sia capitato di vedere un ragazzo o una ragazza asiatici salire sull’autobus indossando una maschina sulla bocca. A me parecchie. Per me quella mascherina rappresentava la terribile situazione atmosferica delle megalopoli asiatiche, ben lontane dalle nostre modeste città. Nel mio caso, Torino. Ogni volta mi chiedevo “ma perchè quelle mascherine? Qui mica c’è così tanto inquinamento!” Ebbene, è arrivato il momento di ricredersi.

milano inquinata
Milano, tra le città più inquinate d’Italia. Foto emblema di una consapevolezza che sta impiegando troppo tempo ad affermarsi.

Preoccupiamoci

Ho parlato delle mascherine dei ragazzi asiatici perchè a un italiano sembrano strane. Strane perchè non fanno parte della nostra cultura abituale, e ciò succede perchè non siamo abituati a parlare dei problemi ambientali in maniera approfondita. “Ignorare il problema”, questo è il motto. Fin da bambini ci parlano male dell’inquinamento, è un’entità cattiva. Non si inquina, ci ripetevano. Ma in concreto?

Credo sia arrivato il momento di preoccuparci. L’anno scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (il WHO) ha pubblicato il più dettagliato reportage di dati sull’inquinamento svolto fino ad oggi. Indovinate un po’ dove si piazza l’Italia. L’aria peggiore dell’Europa Occidentale, nonchè un allarme così rosso da eguagliare le così distanti Cina e India. Non ai livelli della nebbia killer di Stephen King ma quasi.

L’area più critica è proprio quella della Pianura Padana. Torino, che quindi non è messa assolutamente bene, affronta il problema con due domeniche ecologiche (una delle quali è pure stata cancellata, a seguito della vicenda in Piazza San Carlo). E viene da ridere, ma c’è da preoccuparsi.

PM10 2010
Media di PM10 presenti nell’aria europea. Dati del 2010, molto prima dell’inchiesta della OMS.

Quello che non vogliamo vedere

Nel mondo un uomo su nove muore per cause legate all’inquinamento. Detta così sembra che la cosa non ci tocchi. Se scaviamo più a fondo, però, notiamo che le stime dei morti solo in Italia per questi motivi sono di 85mila persone.

A Torino poi sono state superate le violazioni concesse dall’Unione Europea solo nei primi 3 mesi del 2017. Il limite UE di PM10 (polveri sottili) per metro cubo non può superare i 45 sforamenti nell’arco di un anno. Torino, invece, è arrivata a 35 sforamenti in circa 60 giorni. L’Unione prevede una sanzione di 100 milioni di euro.

Il comune di Torino non sembra troppo preoccupato, infatti ha già dato lo stop alle domeniche ecologiche.

Fermare le auto non basta

Partiamo dal presupposto che fermare il traffico per poche ore di una giornata dopo settimane intere di smog serve a ben poco. Ma continua a non servire imporre limiti sulle macchine che possono circolare durante la settimana, se poi non vengono effettuati controlli per le strade. Intendo dire che nei giorni feriali in cui è previsto il blocco per le tipologie di auto più inquinanti mi vedo puntualmente (almeno) una Euro2 ferma al semaforo che sputa fumo nero. E ovviamente nessun controllo in vista.

Serve a poco proprio concentrare tutto il problema sulle auto. Limitazioni e provvedimenti vanno adottati in ogni ambito della vita quotidiana. Dal settore commerciale, a quello agricolo, a quello produttivo.

Un altro problema italiano è l’assenza di polmoni verdi. A dire che noi torinesi pensavamo di poter stare tranquilli con il nostro Valentino. Un aiuto in questo campo, però, ci sarebbe. L’università di Surrey ha dimostrato che le siepi riescono ad assorbire gli inquinanti atmosferici prodotti molto meglio di quanto riescono a fare gli alberi a fusto alto.

Nel 2016 il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria italiano ha scoperto otto tipi di arbusti che sarebbero utili allo scopo. Tra le piante italiane antismog troviamo agrifoglio e alloro. Misure, seppur contenute, sono a portata di mano, ma nessuno se ne è ancora accorto.

Roberta Grimaldi

 

 

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