Un mondiale diverso

Un mondiale diverso

Dopo l’eliminazione shock della Germania, quello di Russia 2018 si presenta sempre più come un mondiale diverso dal solito. Su chi scommettereste?


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È il 1950, quattro anni prima di fare uno storico “double”, il Maracanà si tinge di ‘celeste’: l’Uruguay ha sconfitto in finale il Brasile di Zizinho. Tomás Soares da Silva, meglio noto come Zizinho, è stato considerato per anni il più grande calciatore brasiliano di tutti i tempi, fino all’arrivo di Pelè, l’uomo che lo relegò al ruolo di maestro ed esempio in tutti i libri della storia globalizzata del calcio.

Lo stesso simbolo del “Maracanazo”, così venne definita – con cadenza portoghese – la finale del ’50 dalla controparte verdeoro, ci tenne a ricordare alla Stampa che la notte prima del match, tutta la squadra brasiliana aveva firmato incessantemente autografi su cartoline recitanti “Brasile Campione del Mondo”. Ecco, evidentemente i brasiliani non sono ferrati con i pronostici come gli europei, sicuramente non come gli inglesi di Harry Kane, sempre più avviato verso il ruolo di centravanti principe del mondo intero. 

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Classe ’93, completo, in grado di essere il terminale perfetto della squadra di Southgate, che si presenta con un 3-5-1-1 molto mobile e articolato in campo. Molto dipende dal pendolo funzionale di questa squadra: Jesse Lingard. Il trequartista dello United crea scompiglio tra le linee anche grazie alla straordinaria intesa con l’altro gioiello della corona inglese: Raheem Sterling.


I talenti della Golden Age

Tra gli anni ’30 e gli anni ’50 del secolo scorso, in un altro paese anglofono, esplode la cosiddetta “Golden Age”. Un’epoca incarnata dal mito del supereroe, che connette la potenza superomistica della cultura americana a un immaginario fruibile da tutti, derivato dalla catechizzazione del mito giapponese dei manga. La storia dei media è fatta di intrecci che inseguono e non colgono le divergenze politiche, unendo culture differenti in una dimensione onirica. Parlando di supereroi è impossibile non citare la “Golden Age” della banda di Martinez.

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Il Belgio è probabilmente da anni la squadra che un po’ tutti attendono al varco alle grandi manifestazioni. Uno strepitoso pozzo di talenti da cui raccogliere a due mani un’acqua benedetta di una fonte che gode di nuova vita dagli anni Novanta. Il genio di De Bruyne, Hazard e Mertens al servizio di un animale da area di rigore come Romelu Lukaku è il mix letale con cui i diavoli rossi provano a dominare la campagna “rossa”. Il rosso che brilla negli occhi di Golovin e della Nazionale ospitante di questo mondiale: la Russia. Squadra canonica, che si erge su un paio di individualità interessanti, ma non folgoranti come Golovin e Cheryshev, comunque sospinta da un mondiale caloroso e motivante. Chi sarà la rivelazione di questo mondiale? Due nomi su cui puntare e che le quote dei principali siti di scommesse stanno cominciando a considerare: la tecnicamente eccelsa Croazia di Luka Modric e il Senegal “stravagante” di mister Aliou Cissé, decisamente l’uomo dal look più cool del mondiale.

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