Napoli-Manchester City: quando le sfumature contano

La partita più spettacolare della quarta giornata di Champions League ha decisamente soddisfatto le aspettative: goal a raffica, organizzazione tattica, giocate sublimi. Spesso però, il bel gioco non basta a vincere le partite. Lo sa bene il Napoli, squadra che a detta di tutti gioca un calcio tra i migliori in Europa e che si ritrova ora con un piede fuori dalla Champions.

Guardiola vs Sarri: analogie e differenze

Sulle panchine di Napoli e Manchester City siedono due allenatori con filosofie molto simili: secondo entrambi, infatti, il risultato va perseguito attraverso le prestazioni. Il possesso palla è strumento di offesa indispensabile, gli automatismi sono imprescindibili. C’è però una differenza sostanziale tra i due tecnici: Guardiola riesce ad adattarsi in caso di difficoltà. Fare un passo indietro, rinunciare ai propri dettami di gioco per provare a rimediare ad eventuali errori. Le scelte del catalano (Delph terzino sinistro, ad esempio) sono state fatte adattandosi al gioco del Napoli. Lo studio degli avversari è quindi fondamentale per Guardiola, e permette alternative valide nel caso in cui il “piano A” dovesse fallire.

Per Sarri invece non esiste il piano B. Lo dimostra ad esempio il tipo di marcatura adottato sui corner e rivelatosi poi mortale. Già lo scorso anno, in occasione di Napoli-Real Madrid, i partenopei difendevano a zona. Sergio Ramos banchettò nell’area azzurra e segnò due goal di testa, che permisero al Real di ribaltare una partita scomoda. Dagli errori si può non imparare? Certo che sì. E ieri sera, contro un City sotto nel punteggio e per la prima volta in difficoltà, ecco di nuovo lo stesso errore. Marcatura a zona, Otamendi salta indisturbato e segna l’1-1. Pochi minuti dopo, la scena si ripete con Stones: 2-1 citizens e inerzia della partita capovolta.

 

 

 

Qualità dei singoli

La qualità dei singoli è un elemento che troppo spesso ci si dimentica di sottolineare. Il gioco del Napoli funziona perfettamente perché ha degli interpreti che lo esaltano e viceversa. L’organizzazione tattica è encomiabile, ma sono spesso le giocate dei singoli a far saltare gli schemi e a vincere le partite. E a livello di singoli giocatori il paragone con il City non regge. Al di là degli 11 titolari, basta guardare i cambi effettuati per rendersi conto della differenza abissale tra i due club. Nel Napoli subentrano Maggio, Rog e Ounas; nel Manchester City David Silva, Bernardo Silva e Gabriel Jesus.

Gabriel Jesus: 8 goal in 14 presenze stagionali. Ieri subentrato al 90esimo.

Sono proprio i singoli a decidere la partita di ieri: Calléjon lo fa in negativo, fallendo il goal del possibile 3-2 a tu per tu con Ederson. Aguero la decide in positivo, sfruttando una cavalcata spaventosa di Sané (altra giocata estemporanea di un singolo) ed insaccando alle spalle di Reina. La sliding door definitiva è racchiusa in questi pochi secondi di gioco. Dal possibile 3-2 Napoli al 2-3 City. Un colpo da K.O. a cui la banda di Sarri non riuscirà più a rispondere.

Il meccanismo di Sarri: tanto perfetto quanto fragile

Gli automatismi di Sarri e l’ostinazione a riproporre quasi sempre la stessa formazione possono rivelarsi un’arma a doppio taglio: se è vero che l’intesa tra i titolari è pressoché perfetta, è altrettanto vero che non c’è la stessa alchimia con chi subentra dalla panchina. È il caso dello sfortunato Ghoulam: nel momento in cui il terzino algerino si infortuna, qualcosa nel giocattolo di Sarri si inceppa. Con Maggio la manovra non è più fluida, il Napoli perde sicurezze ed il City rialza la testa. Non è un caso se il goal del pareggio arriva da un calcio d’angolo da sinistra, la zona lasciata orfana da Ghoulam e presa d’assedio dagli skyblues. Infortuni, squalifiche o semplicemente un momento di appannaggio da parte di un titolarissimo sono rischi concreti che potrebbero corrompere il funzionamento del meccanismo di Sarri, tanto perfetto quanto fragile.

La sfida tra l’allievo Sarri ed il maestro Guardiola finisce con un complessivo 6-3, spettacolare e apparentemente senza storia. La realtà, invece, è che il Napoli se l’è giocata quasi alla pari per lunghi tratti contro la squadra più in forma al mondo. A questi livelli però, sono le sfumature a fare la differenza. Come quelle, apparentemente impercettibili, che distinguono le maglie di Napoli e Manchester City.

Luca Guerri

Rispondi