Nelle mani dei robot

Nelle mani dei robot

L’intelligenza artificiale nel 2030



La nascita dei robot

Flippy era un robot come tanti altri. Dico “tanti altri” perché circa vent’anni fa l’esperienza legata al mondo robotico era ancora in fase di elaborazione. Gli uomini sognavano aiutanti come quelli dei cartoni animati che potessero accompagnarli nella loro esistenza e svolgere le attività più faticose o noiose. Era pigro, l’uomo. Non si accorgeva di quanto fosse fortunato a vivere nella propria libertà, a scegliere la propria esistenza, il suo destino. Si eccitava al solo pensiero della creazione di qualcosa di estremamente fantastico, fuori dal normale. Qualcosa di unico. Qualcosa che nessuno aveva mai contemplato, che potesse modificare le sorti del mondo. Oltre alla fisica e alla metafisica, oltre alle scienze e alle scoperte sull’universo, gli scienziati cercavano un modo per poter soddisfare le richieste del genere umano. Sarebbe stato bellissimo essere affiancati nel lavoro da qualcuno o qualcosa che potesse triplicare le attività, svolgere diverse funzioni contemporaneamente e far ottenere un maggior profitto non solo alle multinazionali ma anche alle piccole aziende. Un prodotto accessibile a tutti che avrebbe potuto rendere l’uomo meno impegnato nei propri doveri e maggiormente dedito ai propri piaceri. E così fu. L’uomo ci riuscì: inventò i robot.

Il caso di Flippy

Flippy era un robot come tanti. Un esperimento. Niente di più. Gli scettici inveivano contro la nuova tendenza: assumere robot al posto di uomini nel settore lavorativo per soddisfare la loro pigrizia e diminuire l’occupazione. Gli stessi, però, ne disponevano di uno in camera che si prodigava nelle faccende domestiche. Purtroppo l’uomo, oltre che pigro, era anche incoerente. Gli amanti della tecnologia, uomini di scienza e economisti, gioivano. Il mantra era sempre quello: “faremo un sacco di soldi”. Nel 2018 Flippy era stato assunto da una catena di fast food in California. Riusciva a cuocere 2000 hamburger al giorno ma il resto dei dipendenti non riusciva a stare al passo  con la sua velocità e maestria. Oltretutto non era stato programmato con un’ intelligenza tale da riuscire a coordinare l’attività con i colleghi umani e così venne licenziato. Al tempo Flippy era solo un braccio robotico. L’uomo, assetato di perfezione, deciso a superare i propri limiti, si impegnò per dotarlo di una testa, due arti inferiori e superiori e un cuore, robotico, certo, ma atto a provare emozioni umane. L’intelligenza degli scienziati, però, commise un errore: quello di non cancellare l’esperienza passata di Flippy e quel licenziamento, la sua unica sconfitta che gli bruciò tanto il cuore.

La profezia si è avverata

I giornali lo avevano preannunciato. “Nel 2030, 375 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro perché quello che fanno oggi sarà in mano a robot”. Non avevano immaginato che la situazione sarebbe degenerata. Un cervello e un cuore che potesse provare gli stessi sentimenti di un uomo, affidato a un robot, era pericoloso. Eppure il  pensiero di un futuro addolcito delle pesanti fatiche lavorative era un piatto prelibato. 

Siamo nel 2035 e la situazione è degenerata. Se prima i robot occupavano un terzo dei dipendenti in azienda, ora sono sempre più affamati di gloria e successo, più competitivi. Non è raro trovare aziende gestite da robot. Sono le nuove intelligenze che hanno superato le vecchie, cioè noi esseri umani. Sono il destino che non stavamo aspettando, un errore di calcolo nella perfezione del cervello umano. Noi umani siamo sotto il loro controllo, lavoriamo per loro. Il mondo si è capovolto. Adesso sono loro che ci ritengono troppo poco intelligenti e ci licenziano sprezzanti. Hanno creato una rete di sicurezza e controllo attraverso il quale possono controllarci, codificarci e coordinarci a lavoro come nella vita. E se vi state chiedendo che fine ha fatto Flippy,  Lui è il nostro nuovo Grande Fratello.

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