A che punto è la Roma di Di Francesco

Siamo stati troppo rispettosi, mi aspettavo maggiore aggressività e malizia, ma sono soddisfatto della partita dei miei, contro una squadra che è più avanti di noi.” Queste le parole di Di Francesco alla fine della partita contro il Napoli, persa per 0-1. Parole con le quali l’allenatore abruzzese sottolineava come l’atteggiamento della squadra era stato troppo attendista e rispettoso nei confronti della rivale partenopea.

Non era tuttavia solo un problema d’atteggiamento quello che aveva mostrato la Roma nello scontro diretto. Infatti come in molte partite giocate da inizio stagione, la squadra giallorossa aveva mostrato difficoltà nella costruzione di gioco, contro una squadra a onor del vero, tra le più in forma d’Europa. Problemi tecnico-tattici che si erano visti sicuramente anche nelle partite contro Atletico e Inter (pareggiata e persa) e Atalanta, Qarabag e Milan (tutte vinte).

La difficoltà di metabolizzare e imporre il gioco e i meccanismi dettati dal nuovo allenatore non risultavano ancora risolti. Quindi proprio la partita con il Chelsea, a Londra, poteva essere come uno spartiacque per la stagione giallorossa. Una prova del nove per capire se davvero la Roma sta andando nella direzione giusta.

Lavori in corso

Alla griglia di partenza di questa stagione sicuramente la squadra capitolina appare come quella con più incognite tra le big del nostro campionato. Non tanto per un mercato che, anche se ha portato via dalla Roma giocatori importanti come Salah, soprattutto, e Rudiger, ha permesso di ampliare considerevolmente la rosa con innesti di qualità; piuttosto per un cambio tecnico sia in panchina, l’arrivo di Di Francesco, sia societario, l’arrivo di un nuovo DS come Monchi.

Come detto nelle prime apparizioni è chiaro come fuori da Trigoria ci sia ancora appeso il cartello di lavori in corso. Soprattutto la Roma sembra tecnicamente restia ad assorbire le idee di gioco di Di Francesco. Un calcio, quello del tecnico abruzzese fatto di meccanismi ripetuti in modo quasi ossessivo. Meccanismi che hanno come obiettivo principale quello di creare spazio tra le linee in modo da poter verticalizzare il più velocemente possibile l’azione e giungere così con diversi uomini nell’aria avversaria.

Soprattutto all’inizio sembrava che i giocatori di maggior spessore e tecnica, come Strootman, De Rossi, Perotti o lo stesso Dzeko avessero difficoltà ad incamerare simili movimenti. Tant’è vero che molte delle partite disputate fino a questo punto della stagione vengono decise da giocate individuali.

 

Primo gol in casa della Roma. La rete giunge più che da un vero e proprio schema da un grande assist di Naingollan che premia un ottimo movimento di Dzeko. Due gesti tecnici notevoli.

Anche in casa del Milan, nel primo vero banco di prova, il gioco della Roma non brilla. Settanta minuti in cui il gioco sembra non decollare mai, con lunghi periodi di pausa e sofferenza. Partita poi decisa ancora una volta da giocate individuale sopra le righe. A Milano c’ha pensato Dzeko.

Prova di carattere

Di Francesco sottolineava come nella partita con il Napoli il timore reverenziale del primo tempo avesse compromesso il match dell’Olimpico. Atteggiamento che in effetti, cambiato nel secondo tempo, aveva portato la Roma a giocare meglio e a creare più di qualche problema alla capolista. Tuttavia quella era sembrata più una reazione d’orgoglio e di rabbia che di gioco contro una squadra, il Napoli, che in quanto a forma e forza mostrata sul campo è ad ora tra le prime d’Europa.

Alla vigilia della partita con il Chelsea a Londra, l’allenatore giallorosso dichiara che non avrebbe firmato per il pareggio. E in effetti l’atteggiamento della sua squadra durante tutto l’arco della partita gli dà ragione. Alla fine pareggio è stato con un mirabolante 3 a 3, risultato più che positivo (considerando in chiave qualificazione anche il pareggio dell’Atletico a Baku)  che lascia addirittura l’amaro in bocca alla Roma.

La grande prova di carattere e di gioco della squadra di Di Francesco

 

Quello che può far sorridere l’allenatore della Roma, oltre al risultato, è sicuramente la mole di gioco creata dalla sua squadra.

Insieme alle statistiche (come il 60% di possesso palla o l’aver creato ben 13 azioni pericolose fuori casa) che evidenziano il grande ritmo tenuto durante il match della squadra capitolina, finalmente si sono iniziate ad intravedere le idee del mister. Gioco verticale e rapido quando possibile, pressing alto e squadra corta e compatta.

Una delle azioni più esplicative del gioco di Di Francesco. Ala (Gerson) e mezz’ala (Radja) si scambiano di posizione, la palla arriva all’altro centrocampista (Strootman) che attacca lo spazio tra le linee che ha il tempo di servire Naingollan, che attacca il buco scoperto dalla difesa e arriva al tiro di fronte a Courtois.

Aggiungendoci la prova di carattere, che al netto degli errori individuali, hanno avuto i suoi uomini che hanno deciso di imporre il proprio gioco in casa dei campioni d’Inghilterra, Di Francesco torna in Italia più che soddisfatto.

A che punto siamo?

Questa di Londra che si lascia alla spalle è sicuramente la prova più convincente della nuova Roma targata Di Francesco. Infatti, sommando la complessità della partita, la delicatezza del momento e il gioco espresso, questa diventa la partita da cui continuare a costruire per il tecnico giallorosso.

Considerando ovviamente che comunque la Roma è stata tutto fuorché perfetta. La squadra, che forse per la prima volta ha mostrato un pressing organizzato (78% la precisione di passaggi del Chelsea a fine partita), ha mostrato che un po’ per errori individuali un po’ per struttura ha difficoltà a reggere certi ritmi soprattutto in transizione negativa.

La concentrazione dei difensori con i meccanismi di Di Francesco diventa fondamentale, soprattutto quando la Roma vuole imporre il proprio gioco. La verticalità e le azioni rapide offensive devono essere accompagnate e seguite dalla difesa per mantenere la squadra compatta e in più occasioni questa cosa è venuta meno.

Ieri i giallorossi erano chiamati a confermare quanto di buono avevano fatto vedere a Londra. Giocare a Torino era un bel banco di prova per testare la presenza di continuità di mentalità e risultati. Alla fine la previsione di Di Francesco nel pre-partita si avvera. La Roma si porta dietro delle scorie dallo Stamford Bridge e gioca e vince una partita “sporca”.

L’importanza di avere giocatori come Kolarov

A livello difensivo (prima difesa del campionato) la squadra mette a segno un’altra prova più che convincente, scordandosi le distrazioni di Londra. Tuttavia, la prova dal punto di vista del gioco non ha entusiasmato. Come detto la stanchezza su alcuni calciatori era ancora evidente. Inoltre quando non gira a mille, come i primi minuti ad esempio, la squadra di Di Francesco fa fatica a macinare gioco e a creare pericoli. Soprattutto se ad affrontarti è una squadra ben organizzata come il Torino che ieri non ha concesso sbavature difensive.

Tuttavia, al netto di questi problemi, un leggero velo d’ottimismo per il futuro può filtrare per i giallorossi. Di Francesco infatti deve ancora scoprire al netto degli infortuni e dell’indisponibilità di molti giocatori (Karsdrop, Schick, Manolas, Defrel, Florenzi ed El Sharawy al 100%) la vera formazione titolare. Il secondo posto nel girone di Champions al giro di boa, considerando i pronostici ai sorteggi, è più che positivo. In campionato il ritardo di -7 dalla capolista (con una partita da recuperare) non è incoraggiante ma nemmeno nefasto. L’obiettivo minimo del quarto posto sembra già ora alla portata della Roma.

Dubbi e incertezze non sono stati spazzati via ma dopo Londra il futuro sembra un po’ più roseo. Proprio come ha dichiarato Di Francesco dopo il match : “Questa prestazione ci deve dare consapevolezza, ma non presunzione. Perché è facile illuderci. Per questa ragione la partita di questa sera deve essere un punto di partenza, e non di arrivo“.

Alessandro Viglione

Rispondi