Russia: dopo il caso Skripal

Russofobia

La situazione dopo il caso Skripal.



Che succede in Russia?

15 marzo, ore 19.00 –  È una serata buia a Mosca, e l’atmosfera cupa di certo non aiuta. Ci sono -9° e si gela tanto da battere i denti, ma la temperatura non ci fermerà dal portare a termine il nostro incarico. Quindi mi muovo a passo svelto, affiancata dai quattro miei collaboratori. Camminiamo molto vicini per provare a darci a vicenda un po’ di calore e anche per paura di perderci di vista, nonostante la desolazione.

Mosca è diventata, nel giro di una decina d’anni, una delle città con maggiore criminalità nei confronti di stranieri e turisti (o almeno, quei pochi diavoli che riescono a passare il confine e poi hanno il coraggio di esplorare l’ex città europea). Dopo la totale chiusura di relazioni con le potenze estere, la vita è semplicemente continuata come se la Russia fosse diventata un’isola lontana.

Le cause

Ricordo che la miccia di questo distacco è stato l’avvelenamento della ex spia russa Skripal, un uomo passato dall’intelligence russa ai servizi segreti britannici, e abbastanza nemici da entrambe le parti. Gran Bretagna e Russia si erano quindi incolpate a vicenda dell’accaduto ed erano finite con l’espellere diplomatici dell’altra nazione sul proprio suolo, come per mettere in chiaro che non volessero avere più nulla a che fare con l’una con l’altra.

E’ stato un momento difficile, soprattutto per il rischio di far scoppiare un’effettiva Terza Guerra Mondiale e rimarcare gli errori fatti in passato. Per fortuna, non si è arrivati a tanto. In compenso, la Russia è stata tagliata fuori da qualsiasi scambio economico e culturale – causando anche un periodo di carestia agli storici alleati Siria e Iran –, e accusata di irresponsabilità (critica a cui ha risposto chiudendo del tutto le frontiere, facendo riversare ancor più immigrati in Europa, creando dei disagi notevoli).

La nostra indagine

Il quadro generale è apocalittico, tanto che nemmeno io so dire come siamo riusciti ad entrare a Mosca da giornalisti – tutto per vedere con i nostri stessi occhi i cambiamenti in Russia, a dieci anni dall’accensione della miccia. Nonostante la desolazione delle strade, riusciamo a trovare un uomo che cammina a testa bassa, quindi ci avviciniamo per scambiarci due parole.

«Non parlo con gli stranieri», dice questo, parole che ci vengono tradotte dall’unico del gruppo che parla russo. «Se mi beccassero fuori durante il coprifuoco a parlare con degli europei, avrei finito di vivere tranquillo. E così anche voi», continua, dandoci già alcune informazioni implicite (era stato messo un coprifuoco per paura di un attacco da parte dell’Occidente? Cercano di proteggersi da un eventuale bombardamento in caso di conflitto?). Con tono calmo, il mio collega sembra riuscire a convincerlo a parlare, il tempo di rispondere alla domanda “cosa è cambiato dalla chiusura della Russia?”.

«Sono aumentati i controlli alla frontiera e ovviamente non ci sono scambi commerciali con l’esterno, in più fanno dei periodici controlli alle coppie miste, soprattutto alle famiglie britanniche», risponde di fretta e poi aggiunge «l’inglese è stato eliminato dalle scuole, sentire parlare inglese equivale a bestemmiare». Una volta che smette di parlare, io e gli altri colleghi ci guardiamo sconvolti: nessuno immaginava sarebbe successo tutto questo.

Sono pronta a fare un’altra domanda, ma il rumore di un fischietto rompe il silenzio della sera. Mi volto e vedo due uomini in divisa scura che da lontano vengono verso di noi. Il russo dice qualcosa e poi fugge, mentre io vengo trascinata via di corsa dall’unico di noi che ha capito le sue parole.

«Le forze dell’ordine sono qui perché siamo europei che hanno infranto il coprifuoco. Dobbiamo andarcene. Subito!»

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