Dal latino “spatium”

Dal latino “spatium”


Dal latino “spatium”, essere aperto. Lo spazio può essere tutto o niente. In primis, è ciò che ospita la nostra esistenza.  Riflettendoci, designa il nostro posto nel mondo. Non a caso il sinonimo di Spazio Cosmico è Universo, il luogo più aperto che c’è in assoluto, infatti fornisce un posto a tutti. Molto spesso ci sentiamo ripetere “Siamo solo ospiti di questo immenso Universo” oppure “ Siamo solo di passaggio”. Ed è così. Lo siamo, eppure noi in questo breve “passaggio” vogliamo lasciarci traccia.

Lo spazio geografico

In principio sulla Terra non vi era nulla. Lo spazio disponibile era vuoto, ancora abitabile, costruibile, praticabile. Era tutto nelle mani dell’uomo. Di che uomo, non si sa. Non si sa di che razza, di che genere o che ideologia potesse coltivare. Se fosse più o meno flessibile alla condivisione o all’interazione con suoi simili e non. Il suo habitat: prevalentemente vegetazione sparsa qui e lì. Con la nascita della civiltà e la creazione delle prime comunità, lo spazio a disposizione iniziò a essere riempito di architetture oltre tempo che ancora oggi riteniamo il nucleo delle nostre radici. Quest’ultime vennero caricate di simbolismo e significato. Erano, molto spesso, il nucleo della vita civile e, a volte, anche spirituale di ogni uomo. Disegnavano il carattere di un popolo, ne calcavano i tratti e precedevano la loro fama. Così lo spazio geografico, fatto unicamente di terra feconda, diventava abitato e, attraverso processi di abitazione e coabitazione, grandi popoli creavano piccoli micro-mondi con differenti culture e credenze. Ognuna sviluppata in base al proprio essere.

Lo spazio sociale e culturale

In seguito alla costruzione fisica di case e templi, l’uomo cercò di consolidare anche la propria interiorità. Per interiorità, in questo caso, si intende lo spazio culturale che ognuno di noi arricchisce o fa appassire. È un mosaico composto da esperienze e vissuto. Ogni pezzo è fondamentale per costruire una figura. Lo spazio culturale unito allo spazio geografico diventano un punto di riferimento. Una città, un paese, una nazione ora non saranno solo un piccolo pezzo di terra in cui potersi guadagnare la sopravvivenza ma un punto di riferimento imbrattato di quella cultura che ci si ha vissuto gli ha regalato. L’individuo la possiede, la mostra agli altri come un trofeo ma non la dona. Attraverso la cultura, costruisce uno spazio immateriale in cui solo chi conosce i codici può permettersi di entrare. Dal punto di vista dell’ apparato sociale, nascono forme sociali, gruppi di individui che si aggregano in base a una passione che li unisce o a caratteristiche simili. Geografia e cultura diventano per l’individuo la propria casa, un posto in cui sentirsi al sicuro, ch’egli conosce perfettamente perché lui stesso lo ha creato. Lo spazio magicamente diventa una bussola con tanto di punti cardinali. Un vero e proprio punto di riferimento che influenza l’uomo e cui egli reciprocamente ne viene influenzato. È, dunque, l’uomo ora che crea lo spazio o è lo spazio che crea l’uomo?

Lo spazio delle convinzioni

L’uomo si è quindi impossessato dello spazio e quest’ultimo dell’uomo. È cosa propria, è possesso, è incedibile. Sviluppa l’ossessione nascosta dell’essere primo. La ricerca della perfezione è sempre dietro l’angolo. Così anche la critica che si rivolge a sé stessi e al luogo in cui si vive. Eppure, è mantenuta la forma di possesso dove per poter essere considerati parte integrante dello stesso spazio è necessario avere dei prerequisiti. L’odierna società non condivide, non regala, non ammette altri individui che non possano comprendere cosa significa appartenere a un determinato Paese, Regione o Città. Tutti in lotta contro tutti. Tutti placidamente accoccolati nelle nostre poltrone a puntare il dito su chi è migliore di chi o cosa, considerando non importante la valutazione di contesto, ma quella propinata dalla tv, sì. Tutti che sanno cos’è meglio. Essere aperti, essere chiusi, essere neutrali.  Tutti Tuttologi su Tutto, pronti a dare soluzioni ma incapaci di ascoltare. Come si fa a dare soluzioni se non si presta attenzione al problema? Non ricordiamo da dove nasciamo. Eppure, non proveniamo tutti da un unico spazio inabitato? Non facciamo parte dello stesso Spazio Cosmico? Su questa via, costruiremo strade in circolo e torneremo al punto di partenza.   

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