Stephen: guardare le stelle nel 2045

Caro diario, non mi fermerò.

Me l’ha insegnato Stephen Hawking

 

 

“Non c’è posto per te qui, non interessa più a nessuno l’universo, neanche si vede più il cielo ormai. Tornatene da dove sei venuto”.

Certo che non si vede più, fin quando ci sarà questa nube tossica, sicuro, non si vedranno che lamiere e maxischermi. Anche questa volta è andata male, comunque. Per l’ennesima volta, in un colloquio di lavoro durato 2 secondi, mi hanno riferito che non c’è più bisogno di astrofisici, e da tempo ormai. Io, Stephen, non farò mai il lavoro che mi piace, quello per cui sono (o credevo di essere) nato. Ormai è chiaro, devo rassegnarmi e guardare avanti, non si guarda più al cielo con stupore e voglia di capire, i tempi sono cambiati.

Solo la disoccupazione è rimasta così com’è, al 79% della popolazione globale. Esattamente come nel 2035, da quel giorno sono passati dieci anni ma nulla, non è cambiato nulla. affido a te la mia delusione, caro diario, che tra poco mi lascerai a terra (l’autonomia del mio tablet XY120 è prossima allo zero).

E dire che ci ho provato a lungo, spinto da quella voglia di fare ciò che più mi piace nella vita, studiare le forze che muovono l’universo. Credevo fosse scritto nelle stelle, ho sempre pensato che dal giorno della mia nascita ogni mio passo sarebbe stato in un’unica direzione: scoprire i segreti del cosmo che ci circonda. Dovrò dire ai miei che questo nome non potrà più essere null’altro se non una sequenza di lettere.

E buona pace al loro sogno di veder crescere un nuovo genio dell’astrofisica, il cui nome è stato dato proprio in onore di quell’inarrivabile luminare, Stephen Hawking. Mi diedero il nome Stephen in suo onore, perché nacqui il giorno dopo la sua morte, 15 marzo 2018, e perché loro ebbero modo di conoscerlo, quello Stephen. Lo videro durante un congresso scientifico, ascoltarono un discorso illuminante sulla termodinamica dei buchi neri. Era dieci passi avanti a tutti, mi ripetono da quando sono piccolo.

Da parte mia, ho sempre cercato di essere come lui. Certo, non che sperassi di avere quel suo problema. Perché sai, caro diario, Hawking ha lottato contro la Sla da quando aveva 21 anni, una malattia che colpisce il corpo. Non la mente però, la sua mente era senza limiti. Dicevano fosse anche molto ironico… chissà quanta forza c’era in lui. Una forza che forse io non avrò mai.

Però mi sento di dirti, caro diario prossimo allo spegnimento, che ancora c’è speranza. Farò mie le parole dello scienziato che mi ha spinto a studiare il cosmo, che un giorno disse: “Guardate le stelle, non i vostri piedi”. È troppo facile lasciarsi scoraggiare ora che tutto va male, ora che la speranza è ridotta all’1%, così come si dice oggi. Anch’io non guarderò a terra, guarderò più in su, immaginando le stelle che ora non si vedono.

Adesso scusami, caro XY120, devo lasciarti. Ma prima ti metto in carica, altrimenti domani non potrò utilizzarti tra un colloquio e l’altro.

Rispondi