TBP Serie A Awards – Peggior allenatore

Ritornano gli Awards della Serie A, firmati Brockford Post

I migliori e i peggiori portieri, difensori, centrocampisti, attaccanti, secondo la nostra redazione sportiva. In aggiunta al voto, la motivazione della scelta. 


Stefano Uccheddu: Fabio Pecchia

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Fotomontaggio.

Scegliete una piazza storica, una tifoseria calorosa, un grande stadio.
Scegliete una rosa di giocatori di primo livello, fate capire subito che siete tornati per restare.
Scegliete la narrativa sportiva, le favole, ricomponete il duo Cassano-Pazzini.

Fatto? Ora, come Giovanni Mucciaccia, affidate il tutto nelle mani di un grande artista.
Fatto? Ah, avete scelto Fabio Pecchia. Eh, ma allora siete co…stretti a retrocedere anche ‘sta volta.

Fabio Pecchia è l’esemplificazione di un uomo che non ha saputo relazionarsi con il contesto in cui viveva. Arrivato con i crediti de “l’allievo di Benitez” – che di per sé fa già un po’ ridere – Pecchia ha portato con non poche difficoltà il Verona in Serie A. Parentesi: il Verona quel campionato di B avrebbe dovuto dominarlo giocando in 10 per tutta la stagione, invece s’è limitato a rosicchiare una promozione spenta.
Con una rosa qualitativamente povera, il luminare di Formia ha provato a impostare un gioco basato sul possesso palla; con un centrocampo “di velluto”, con una regia affidata a Franco Zuculini e Marcel Buchel, dai…

Tralasciando le scelte legate al mercato (la gestione del duo Cassano-Pazzini è roba da seconda categoria, specie in mancanza di alternative), Fabio Pecchia – nonostante manifesta incapacità – non è mai stato messo in discussione e, in un campionato così tanto livellato verso il basso, è una gravissima colpa della società, miope di fronte alle raccomandazioni di tutti, tranne quelle di Rafa.

Non scegliete Fabio Pecchia, o ve ne pentirete.

 


Alfredo Montalto: Sinisa Mihajlovic

Grande gesto tecnico di Pjanic. Ma è volontario il fatto di sbagliare tutti i possibili movimenti difensivi effettuabili in 6 secondi di azione?

Forse l’anno scorso l’entusiasmo, derivato dal fatto che arriva dal Milan “quindi è bravo”, lo ha spinto a fare una stagione non disastrosa (ma pur sempre negativa). Cairo si fa abbindolare dal suo populismo e lo rinnova, non sapendo a cosa andasse incontro. Lo scopre poco dopo, con una squadra messa in campo ogni partita stile calcetto di metà settimana (“vuoi fare la punta? Si, ma dai stiamo in 2 davanti che va bene”). Mille attaccanti, che non tornano, messi dentro in momenti casuali delle partite. Ecco il diktat dell’innovatore Mihajlovic. Non penso sia una persona stupida, ma mi permetto di dare un giudizio di base su di lui. Forse senza rendersene conto, ma bada più alla sua immagine che ai risultati della sua squadra. Quindi frasi shock, tifosi chiamati in conferenza stampa, sto pareggiando con la Juve e metto dentro un’altra punta perché sono uno che vuole sempre vincere. Peccato che poi perda. E’ l’antitesi di Allegri insomma. Pur non essendo un estimatore dell’allenatore juventino, guardate le carriere dei due e giudicate voi quale sia la maniera più giusta di interpretare il ruolo di allenatore. 

 


Alessandro Billi: Luciano Spalletti

Molti commentatori ad inizio stagione hanno scelto proprio l’allenatore di Certaldo come il miglior colpo di mercato estivo della Serie A. Spalletti veniva da un addio al veleno con una Roma che aveva portato al record di punti stagionali e approdava in una società con una rosa di qualità e quantità che sembrava aver bisogno esattamente di lui. La sua costanza e la tensione mentale infatti sembravano poter portare finalmente una tenuta stabile e continuo ad un gruppo che nelle stagioni precedenti aveva sempre avuto momenti di psicosi profonda e di défaillance che ne avevano profondamente penalizzato le stagioni. la squadra parte bene e fa un’ottima prima metà di campionato, trovandosi in testa alla classifica alla sedicesima giornata. Il 12 Dicembre arriva a San Siro la favola Pordenone e i tifosi nerazzurri subiscono una partita tremenda giocata principalmente dalle riserve, trascinata fino al settimo rigore dopo i supplementari. Nel post partita iniziano a piovere timidamente delle critiche sulla scarsa qualità delle seconde linee dell’Inter, altri recriminano a Spalletti il non fidarsi a sufficienza della profondità della propria rosa. Di seguito a questa brutta prestazione ne accadono altre 8 (compresa la sconfitta ai Quarti di Coppa Italia nel derby) dove i nerazzurri raccolgono solo cinque punti in altrettanti pareggi. L’Inter si trova adesso al quarto posto, schiacciata fra le due romane e in una crisi profonda e ormai così familiare nelle sue ultime stagioni. Da questo momento in poi, nelle ultime 15 giornate l’Inter inciampa altre volte ma riesce all’ultima, roccambolesca, partita (proprio contro la rivale Lazio) a guadagnare la partecipazione alla Champions League e quindi a raggiungere anche l’obiettivo prefissato ad inizio stagione. Spalletti dunque ha riportato l’Inter nella più grande competizione Europea, in linea con le aspettative stagionali, eppure per me è il peggiore della Serie A, perché? Pur sapendo che il toscano ha delle ottime qualità ed è uno dei migliori allenatori italiani, non posso esimermi da riportare la mia delusione nel vedere una rosa di grande qualità continuare sbandare vistosamente e rischiare di perdere terreno rispetto alle altre concorrenti e questo è un fallimento di Spalletti, a mio modo di vedere, reo di non essere riuscito dove anche gli altri avevano fallito. L’Inter con questa stagione ha fatto un passo avanti nel suo sviluppo, ma ritengo sia molto meno solido di quanto la classifica dia a vedere.

 


Luca Guerri: Fabio Pecchia

“Non ho la minima idea di quello che sto facendo”

L’irriconoscenza di cui gode la figura dell’allenatore nel mondo del calcio è un fenomeno che andrebbe studiato con attenzione: bastano poche partite sfortunate per cancellare quanto di buono fatto nelle settimane, nei mesi, negli anni passati. La vicenda di Ranieri, campione d’Inghilterra con il più che modesto Leicester ed esonerato dopo pochi infelici mesi la stagione successiva è emblematica.

Beh, questo discorso non vale invece per Fabio Pecchia, incredibilmente intoccabile in una stagione a dir poco vergognosa del suo Verona. Se da allenatore di una neopromossa ti permetti il lusso di lasciare Pazzini, unico giocatore di categoria, in panchina per gran parte del tempo per dare spazio ai vari Kean, Matos, Petkovic e Seung-Woon Lee – non esattamente il roster offensivo dell’Albiceleste – probabilmente non capisci un granché di calcio. Se però, poi, a gennaio cedi il tuo miglior giocatore (ancora Pazzini, ndr) allora il dubbio diventa certezza. Anche perché il suddetto miglior giocatore risulterà essere, a fine stagione, il capocannoniere della squadra con 4 reti in appena 19 presenze, o per meglio dire, spezzoni di gara. A fine stagione 27 sconfitte, 4 pareggi e 7 vittorie valgono a Pecchia il penultimo posto a 13 punti dalla salvezza e il ritorno agli inferi della Serie B, in cui il suo numero 11 (sempre Pazzini,ndr) aveva segnato 23 volte la scorsa stagione. L’unica attenuante a cui può appellarsi Pecchia è la mancanza di una riprova: nessuno sa come sarebbe realmente andata se Pazzini avesse avuto più spazio. Anche se io un’idea ce l’avrei. Perchè quell’attaccante da 101 goal in Serie A avrebbe potuto fare discretamente comodo.

Ah, volete sapere un’altra cosa? Pare che l’anno prossimo sulla panchina gialloblu siederà ancora Pecchia. Quest’uomo deve avere qualche strana influenza sul suo interlocutore, o più probabilmente tiene in ostaggio la figlia del presidente. Ma la cosa più divertente è un’altra: Pazzini ha terminato il prestito al Levante e sta per tornare a Verona. La faida continua.

 


Alessandro Viglione: Gian Piero Ventura 

Come rovinare uno dei record più importanti per un calciatore. Cinque mondiali consecutivi.

Il peggior allenatore della Serie A sarebbe dovuto essere Pecchia, Mihajlovic, De Zerbi e la lista è abbastanza lunga. Tuttavia questa volta il suo nome non ce l’ho fatta a non metterlo. Oggi 15 Giugno, dopo un giorno dall’inizio del mondiale, non sono riuscito a non nominare una dei responsabili di quello che quest’anno non vedremo. Badate bene, qui argomentiamo decisamente meglio (o per lo meno ci proviamo) le motivazioni che ci hanno negato l’accesso all’estate russa e ovviamente l’allenatore rientra solo come tassello di un disegno più grande bel lontano dall’essere perfetto.
Ma oggi è diverso. Ha prevalso l’aspetto più cupo, spontaneo e un po’ fanciullesco che mi lega al calcio. Sarà la prima volta nella mia vita che in questa fatidica scadenza quadriennale non potrò vedere 11 omini azzurri lottare per una nazione; sarà la prima volta in vita mia che mi toccherà guardare il Mondiale di calcio in modo quasi disinteressato; sarà la prima volta che forse dovrò scegliere un’altra squadra per la quale simpatizzare.
Oggi un pezzo di amore ancestrale e impulsivo che ho per questo sport è stato trafitto e lacerato e oggi il mio dolore vuole trovare uno facile sfogo. 

 


Albo d’oro:

  2016/17 2017/18
Stefano Uccheddu Alberto Paloschi Khouma Babacar
Alfredo Montalto Giovanni Martusciello Sinisa Mihajlovic
Alessandro Billi Stefano Pioli Luciano Spalletti
Alessandro Viglione Stefano Pioli Gian Piero Ventura
Luca Guerri Giovanni Martusciello Fabio Pecchia

 

 

Viste le molte richieste, inseriamo i link dei premiati dell’anno passato:

Miglior portiere 2017  ————————— Peggior portiere 2017 

Miglior difensore 2017 ————————— Peggior difensore 2017

Miglior centrocampista 2017 ——————– Peggior centrocampista 2017

Miglior attaccante 2017 ————————– Peggior attaccante 2017

Miglior allenatore 2017 ————————— Peggior allenatore 2017

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